diffamazione

Come difendersi dal Reato di Diffamazione

Il collega che parla male di un altro, un dipendente che scredita la professionalità di un superiore o qualsiasi altra situazione in cui si offende la reputazione di una persona o anche di un’impresa davanti ad altre si genera un reato che viene chiamato diffamazione. Il discredito della persona o impresa può avvenire non solo con parole pronunciate in pubblico, ma anche tramite pubblicazioni su giornali, social network e altri mezzi di comunicazione.

Affinché si possa configurare la diffamazione, è necessario che sia stata lesa la sua dignità di una persona, la reputazione di un’impresa e siano state diffuse notizie false sul loro conto. Per tutelarsi contro coloro che diffondono affermazioni o notizie false su un individuo o un’impresa, si può agire sia in ambito penale che civile. Nel primo caso l’articolo 595 del Codice penale prevede che essa sia punita con una pena detentiva e una multa. Civilmente rientra nei casi di responsabilità extracontrattuale e dà diritto alla parte offesa al risarcimento dei danni.

Coloro che ritengono di essere stati diffamati possono presentare querela entro tre mesi da quando la parte lesa viene a sapere delle offese, presso i carabinieri, la questura o il tribunale. La querela può anche essere presentata dall’avvocato, nominato per iscritto, presso il giudice.

L’organo competente a verificare che vi sia stato il reato è il giudice di pace, dove l’offensore dovrà dimostrare la veridicità delle sue affermazioni e portare elementi a sua discolpa. Da segnalare che anche l’offensore può querelare a sua volta la parte lesa qualora si ritenga offeso dai contenuti di tale atto.

Non si procede con la punizione del reato nei casi in cui vi sia diffamazione da entrambe le parti o che questa è la conseguenza di un atto provocatorio.